Pitch Black

nov 27
Posted by bookandnegative Filed in Antologia del Cinema
Pitch Black - poster

Pitch Black - poster

Film di David Twohy del 2000.
Pitch Black è una piccola perla di genere fantascientifico girato senza ricorrere a budget stratosferici. La trama è semplice e diretta. Un vascello spaziale di linea si schianta su un pianeta desertico, apparentemente privo di ogni forma di vita, anche vegetale. Tra la dozzina di superstiti al disastro abbiamo l’ufficiale in seconda Carolyn Fry (Radha Mitchell), il prigioniero Richard B. Riddick (Vin Diesel) e il cacciatore di taglie che l’ha catturato Cole Hauser (William J. Johns). Ben presto costoro e gli altri comprenderanno che l’unica maniera per sopravvivere è cooperare, anche con Riddick che risulta essere un pericoloso assassino sfuggito, grazie alle sue doti particolari, tra le quali una modifica artificiale della retina che lo ha reso capace di vedere al buio, a un carcere spaziale di massima sicurezza dal nome pittoresco, Butcher Bay (che ha generato un gioco per PC).
Il gruppo, esplorando il territorio, riesce infine a trovare un insediamento coloniale inspiegabilmente abbandonato. Essi, indagando circa la scomparsa dei coloni, capiranno la verità poco prima che la stessa si scateni contro di loro… Il pianeta su cui si trovano sta per entrare in fase con gli altri corpi celesti del suo sistema solare e questo provocherà un’eclissi totale di sole.
Il buio che ne scaturirà permetterà a ciò che abita nel sottosuolo di uscire…

Una delle simpatiche creature sotterranee vista attraverso gli occhi di Riddick

Una delle simpatiche creature sotterranee vista attraverso gli occhi di Riddick

Pitch Black non ha troppe pretese e questo lo salva dalla media dei prodotti di fantascienza che, in un modo o nell’altro, finiscono quasi sempre, con risultati alle volte disastrosi, per sfiorare argomenti filosofici sul significato della vita, etc, etc…
Pur essendo costruito intorno alle muscolose doti di Vin Diesel, quest’ultimo, per fortuna, non è il Van Damme di turno e il film non deraglia in un susseguirsi di scontri inutili, ma anzi, anche nelle scene d’azione conserva una certa unità. Se volete sapere il mio parere, si può vedere, è piacevole; non è Aliens, anche se vuole assomigliargli…
Seguito da The Chronicles of Riddick (2004) e da un fantomatico III capitolo ancora senza nome, che dovrebbe vedere la luce nel 2012.

Enter the Lego Matrix

nov 26
Posted by elgraeco Filed in Underground

In occasione del X anniversario di Matrix (1999) di Andy e Larry Wachowski il sito www.legomatrix.com presenta questo spettacolare omaggio alla saga fantascientifica, reinterpretando in chiave Lego, fedelmente, una scena del primo capitolo, con tanto di bullet-time. 440 ore di lavoro per un risultato decisamente efficace.
Ogni commento è superfluo.
Guardatevi il bellissimo video.

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Lego Matrix Trinity Help

Il Crepuscolo e la Luna Nuova

nov 25
Posted by elgraeco Filed in L'Attico

Avrei potuto scrivere di vampiri che luccicano al sole,
ma non ho voluto.
Avrei voluto scrivere di emo-adolescenti innamorate,
ma non ho potuto.
Avrei potuto scrivere,
e fare miliardi a palate,
ma non ci sono riuscito.

Che coglione sono stato. (elgraeco)

Mi rimbomba ancora in testa una frase della Buonamici di qualche sera fa, alla conduzione dell’edizione delle 20:00, annunciando l’imminente catastrofe: “Sta per tornare al cinema Twilight, il vampiro che piace a tutti!”.
Cosa?!? COME?!? Twilight, il vampiro che piace a tutti?!?
No, dico, Twilight il vampiro… Che poi, a rifletterci, non è neanche sbagliato. Un vampiro di nome Crepuscolo. Un po’ azzardato come nome, dal momento che si sa che i vampiri bruciano alla luce del sole! Ma… Come dite? Sì, cazzo! Bruciano! E non voglio sentire stronzate a riguardo.
Ma, i vampiri come Edward non bruciano perché sono buoni… gne gne gne!
Ma io mi uccido…
L’altra frase ad effetto che mi risuona per la mente è questa di Vic Holtreman (ATTENZIONE! CONTIENE SPOILERS SU NEW MOON!):

Edward decides to break the main vampire rule, which is to not reveal himself to humans. To do this he removes his shirt and prepares to step into the sunlight in the middle of a local festival. In Twilight vampires “sparkle” so supposedly this would give him away. But if you saw some guy standing in a doorway in the sunlight sparkling, would you think “Vampire!” or would you think, “Check out the gay guy who’s covered himself in glitter.”? (da screenrant)

Check out the gay guy! Voglio dire, a questo mi hanno ridotto una delle mie figure leggendarie preferite?
E’ chi è il responsabile? Una tipa che non mi dispiace nemmeno, come donna. Come scrittrice, bah. Il problema è che tra lei e Moccia non pare esserci molta differenza.
Date ai “tipi tosti” del nostro la telepatia e i superpoteri ed ecco che esce una storia identica, scolastica, di amori adolescenziali che riluccicano al sole, tra una canna e un catenaccio e un preservativo bucato. Magari, per quelli che prediligono l’ambientazione italiana AHAHAHAHAH, vien fuori pure qualcosa di meglio.
Non so, una roba tipo I Vampiri della III C o I LiceALI ImmortALI!
E via la Buonamici che annuncerebbe:
“Sta per tornare Chicco, il vampiro che piace a tutti, insieme a Bruno Sacchi!”
Ma dov’è andato a finire il vampiro capace di fare questo?:

Illustrazione di Gene Colan e Tom Palmer - La Tomba di Dracula

Illustrazione di Gene Colan e Tom Palmer - La Tomba di Dracula

Non c’è più? Ora preferisce cospargersi di crema abbronzante -già visto in Blade- e andare in vacanza a Volterra? Che, a rifletterci, non è banale come scusa per una bella vacanza in Italia. Volterra è spettacolare, e, tra l’altro, sede di un vecchio manicomio, in cui spero siano stati rinchiusi gli artefici di tali nefandezze; ma è una speranza vana, dal momento che le location erano a Montepulciano, dove non c’è un manicomio, ma c’è tanto buon vino che scorre a fiumi…

Il manicomio di Volterra (da panoramio.com)

Il manicomio di Volterra (da panoramio.com)

E io che ancora insisto nel voler scrivere storie di vampiri (“che piacciono a tutti!”, ndr) cosa sono?
Mi sa che a Volterra, al manicomio, tra un po’ ci devono chiudere me.
Vampiri che soffiano e ringhiano, guardoni e maniaci sessuali, figoni che si muovono al rallentatore, medici in prima linea che bisticciano come checche inferocite contro la locale gang di uomini lupo, anche loro fighi e palestrati, ma emarginati nel ghetto -riserva- perché nativi americani.
Non possiedo una BMW nera, la macchina dei duri.
Non ho una casa mia. E, di questo passo, non ce l’avrò fino ai sessantacinque anni, esattamente come Charles.
Bevo parecchio, ma il fegato regge ancora…

“Se vi dicono altrimenti non credeteci. La vita comincia a sessantacinque anni” (Henry Chinaski alias Charles Bukowski)

Spero tu abbia ragione Charles, sennò mi resta la canna del gas.
E per un vampiro, la vita quand’è che comincia?

Alba Rossa (1984)

nov 23
Posted by elgraeco Filed in Antologia del Cinema, Cinema

L’esordio del suo remake è previsto per il 24 Novembre 2010 nei cinema statunitensi. A quanto pare nella nuova versione sono cambiate poche cose. Ai sovietici si sono aggregati i cinesi. Per il resto, dalle scarne notizie e dai video in circolazione si evince una precisa volontà di restare fedeli alla versione originale anche nella scenografia.

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Scenografia che, dalle immagini del video precedente, sembra quasi ricalcata.
Intanto, Alba Rossa (Red Dawn) di John Milius, del 1984, è ancora poco noto -non ricordo se e quando è stato trasmesso in televisione l’ultima volta- ma non manca di suscitare aspre polemiche tra quelli che l’hanno visto.
Dico subito che il film è godibile per quello che è, ovvero un film di guerra, anche se, a mio avviso, assolutamente poco credibile.
Queste le basi ucroniche da cui prende le mosse:

L’Unione Sovietica soffre il peggior raccolto di grano in 55 anni.

Sommosse in Polonia.
Invasione delle truppe sovietiche.

Cuba e il Nicaragua radunano truppe per 500.000 uomini.
El salvador e Honduras cadono.

I verdi controllano il parlamento in Germania ovest,
esigono il ritiro delle armi nucleari dall’Europa.

Rivoluzione in Messico.

La NATO viene sciolta.
Gli Stati Uniti restano soli.

La scena, che poi è anche il palcoscenico dove si snoda l’intero film, è un tranquillo paesino dell’America centro-occidentale. Una mattina di ottobre, in un liceo si sta tenendo una lezione di storia antica. Dalle finestre, professori e studenti osservano con stupore e inquietudine una serie infinita di paracadutisti atterrare dolcemente su uno spiazzo antistante l’edifico ed iniziare a prendere il controllo del territorio. L’invasione è iniziata.
Un gruppo di ragazzi, capeggiati dai fratelli Jed (Patrick Swayze, 1952-2009) e Matt (Charlie Sheen), si rifugia sulle montagne. Dal loro eremo, in successivi raid nel centro abitato apprendono dello scoppio della III Guerra Mondiale. Gli Stati Uniti sono stati invasi e adesso lottano, in uno scenario per loro inedito, dal momento che il teatro delle altre due guerre è stato dalle nostre parti, con un nemico forte e organizzato, una guerra di posizione.
Mentre i prigionieri vengono rieducati, in appositi campi attrezzati, alla morale socialista, i nostri ragazzi, ben presto identificatisi col nome da battaglia Wolverines, dalla squadra sportiva del loro liceo, organizzano un movimento di resistenza armata e si improvvisano guerriglieri, dando del filo da torcere agli invasori.
Ora, le motivazioni alla base del film sono chiare, il periodo è la guerra fredda, prima della caduta del muro, i nemici sono sempre LORO ed in più, c’è la sfiducia degli Stati Uniti (o meglio, di alcuni statunitensi, tra cui Milius) nei loro alleati europei in primis e che le cose si sarebbero poi risolte evitando lo scoppiare di un nuovo conflitto su larga scala.
Il film, quindi, al di là delle facili speculazioni (condivisibili o meno) a me sembra il solito tentativo di esorcizzare paure “ataviche” e per certi versi ovvie.
Si potrebbe dibattere a lungo sulla portata del messaggio sociale del film e, soprattutto, sull’opportunità del suo remake che, stavolta, nel ruolo dei cattivi ci aggiunge i cinesi (che avevano già scalzato i sovietici nel ruolo degli antagonisti nella serie -24-), ma la questione va al di là degli intenti di questo blog e al di là del puro intrattenimento cinematografico.
Questo film è figlio degli anni ‘80. Sembra una banalità, ma è così che stanno le cose e dentro c’è spazio per tutto ciò che all’epoca faceva paura; non ultima l’aberrante prospettiva di affacciarsi alla finestra della propria casa una mattina qualunque ed essere accecati da un’esplosione nucleare (eventualità opportunamente scongiurata nel film).
Si seguono, quindi, le vicissitudini di questo gruppo di ribelli e a un certo punto è impossibile non parteggiare per loro; li si vede crescere, fare esperienza degli orrori della guerra e perdere la loro innocenza, allorché si vedono costretti, per sopravvivere, ma anche per sostenere l’ideologia che essi rappresentano, a compiere un’esecuzione sommaria. Se non ci fossero stati i colori a rappresentare i contendenti, il sentimento che Alba Rossa trasmette è di strenua lotta per i propri valori e per la libertà dall’oppressore (chiunque esso sia).
L’unico aspetto assolutamente non credibile, che mina la struttura stessa del film, è da individuare proprio nei protagonisti, i Wolverines. Un gruppo di ragazzi in età scolare che tiene testa a dei militari addestrati? Non è possibile.
Il finale risolleva le sorti generali essendo giustamente tragico, con una parentesi di redenzione anche per uno degli invasori. Fino all’ultima inquadratura che quasi dà l’impressione che, in fondo, si sia voluto inscenare solo un brutto incubo. Da non vedere col senno di poi.

Splinter (2008)

nov 21
Posted by elgraeco Filed in Cinema
Splinter (2008)

Splinter (2008)

In questi giorni apatia e un po’ di scrittura, per racconti di 1000 o 3000 parole -ci sto provando, eh!-. Il pc si è messo a fare gli scherzi. E c’è qualche altra cosuccia che proprio non riesco a mandare giù.
Poi ecco che arriva Jill.
Jill Wagner, che negli states presenta Wipeout e fa sospirare tutti per le sue pubblicità della Mercury, da cui “Mercury chick”, soprannome col quale è meglio conosciuta e apprezzata.
Da queste parti, invece, ha fatto sospirare me in Blade: the series. Oh, quanti sospiri…
Qui, in Splinter (Toby Wilkins, 2008) la ritroviamo ferita e con qualche ammaccatura -che tuttavia le dona-, asserragliata in una vecchia stazione di benzina, alle prese con degli pseudo-zombi spinosi che la vogliono assorbire.
La trama è quasi tutta qui e dire che si sono messi in tre a scrivere la sceneggiatura… C’è Jill e il suo fidanzato/marito (?) occhialuto che stanno facendo una scampagnata, con tanto di tovaglia per picnic e tenda da montare, in qualche landa sperduta dimenticata da dio. Siccome in due non fanno un cervello, non riescono a montarla -la tenda- e decidono, non troppo saggiamente col senno di poi, di risalire in macchina e di caricare, dopo aver percorso un tratto di strada, la prima autostoppista che incontrano che sembra in difficoltà. Ma l’autostoppista non è proprio una personcina tranquilla, spunta, infatti anche il suo ganzo che, a mano armata, sequestra Jill e fidanzato/marito nerd secchione. Poi finisce la benzina e i nostri si trovano finalmente sul set a far finta di recitare…
Se riuscite a superare la prima mezz’ora di sbaciucchiamenti, tenerezze e altre ca*ate da fidanzatini in vancanza, vi resta un’ora per vedere il solito canovaccio dei morti viventi. Questi zombi/marionette sembrano essere animati da un parassita che invade i corpi degli ospiti e che, per sopravvivere, è costretto ad assorbire tutti gli esseri viventi che incontra, tipo La Cosa, va… Nonostante qualche trovata più o meno simpatica messa in atto dai protagonisti per cavarsi d’impiccio, e scene pulp che occhieggiano ai diverbi tra Ripley e la forma di alieno-ragno in Aliens, Scontro Finale, quando i nostri se la devono vedere con una mano semovente che vuole saltar loro in faccia, il film è decisamente fiacco; da guardare in estate, magari, quando fa un caldo boia e le capacità critiche sono evaporate con la maggior parte dei vostri liquidi, perché, diversamente, non regge una visione attenta ed esigente. A salvare la baracca, stavolta, non c’è neppure la passione del sottoscritto per questo genere di film. Ma la passione per Jill… quella resta tutta, nonostante T’Pol che si fa massaggiare da quell’imbecille di Trip, invece che da me… E infatti Jill da sola assorbe tutto il film.
Un buon B-movie, senza troppe pretese, se non avete proprio nient’altro da fare. Disponibile in dvd, in lingua originale, ahimé.

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Splinter – trailer

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Jill vi insegna a fare una zucca di Halloween in splinter mode – il film uscì infatti il 31 Ottobre del 2008. Un’idea buona per l’anno prossimo!

Videodrome

nov 20
Posted by elgraeco Filed in Antologia del Cinema
Videodrome (1983)

Videodrome (1983)

E’ da un po’ di tempo che sopravvivo. E la cosa, badate bene, non equivale a vivere.
Allo stesso modo, è da un po’ di tempo che non scrivo nell’Attico, che non mi sfogo, che non vi riempio la testa delle mie cazzate.
Ma, non temete, rimedierò.
Nel frattempo è David Cronenberg ad aver riattirato la mia attenzione attraverso una terza o quarta visione di uno dei suoi lavori più visionari e profetici, Videodrome (1983).
Max Renn (James Woods) è il proprietario di una piccola emittente che trasmette materiale erotico/pornografico.
L’eros patinato non attira più audience perché gli spettatori vanno sempre di più in cerca di roba forte…
E così, a caccia di novità, Renn è ben lieto di assecondare il suggerimento di un suo collaboratore, un tecnico che lavora per lui, hacker a tempo perso, che ha individuato proprio quel tipo di intrattenimento che lui cerca: egli è riuscito a intercettare il segnale video pirata di una trasmissione intitolata Videodrome, che trasmette esclusivamente e ininterrottamente immagini di torture e violenza. Max Renn è spinto, così, a tentare di scoprire chi c’è dietro Videodrome, con l’assurda idea di acquistare il prodotto, secondo lui destinato al successo, suo e della sua emittente.
Nel frattempo partecipa a talkshow insieme a santoni/telematici, tipo il Prof. Brian O’Blivion, che si rifiuta di apparire fisicamente in pubblico per ostentare, invece, il suo avatar catodico attraverso un monitor, e approfondisce la sua conoscenza privata di Videodrome vedendo con la sua ragazza una di queste videocassette pirata.
Da qualche tempo, però, Renn è sconvolto da allucinazioni progressive, disturbanti, che gli fanno perdere il contatto con la realtà. Videodrome sembra essere qualcosa di più di un macabro spettacolo televisivo…
Questo film è difficile e oscuro. La storia deborda per ripiegarsi su sé stessa, senza concedere, infine, le dovute spiegazioni. Profetico nell’annunciare la spersonalizzazione dell’individuo, la progressiva rinuncia ai rapporti umani in luogo di quelli virtuali, la forma di controllo esercitata sulle masse dai media, la nuova religione catodica che si fonda, tuttavia, sulla rinascita della carne.

Si ravvisano, persino, tracce di cyberpunk, quando si assiste alla trasformazione dell’individuo in killer programmato; la differenza è che Cronemberg ha sempre prediletto la carne e il sesso ai condizionamenti mentali e psicologici e ciò si esplicita nell’immettere fisicamente videocassette -ma potrebbero essere tranquillamente cd o dvd o persino chiavette usb- nell’addome del servo di turno per fornirgli obiettivi da portare a termine contro la propria volontà.
Videodrome suggerisce il nascere di un nuovo culto su antichi riti pagani, unisce il sorgere dell’era telematica con la tradizione degli antichi culti che veicolavano attraverso il corpo, vero e unico altare, l’adorazione verso gli dei, fino alla trascendenza e alla rinuncia ai limiti fisici e mortali.
Il film scorre follemente, con momenti onirici raccapriccianti -grazie ai trucchi di Rick Baker- : il rapporto sadomaso tra Renn e la sua amante, esplicitato attraverso frustate inferte ad un televisore, Renn che bacia una bocca visualizzata sullo schermo quasi penetrando in esso/essa, Renn che diviene arma vivente, assimilando in sé la realtà virtuale della “nuova carne”.
Avrebbe potuto essere un film di fantascienza, se fossero state impiegate maggiori tecnologie sulla scena, avrebbe potuto essere un horror sovrannaturale, se si fosse privilegiato l’aspetto metafisico, ma anche un noir o una spy story. Videodrome è un connubio di tutto ciò, da prendere così com’è stato concepito e che lascia molti interrogativi, ma certamente non è per tutti.

The Crazies (2010)

nov 19
Posted by elgraeco Filed in Cinema
The Crazies (2010) - poster

The Crazies (2010) - poster

Remake, remake, remake, remake, remake…
Alla fine impazzirò, causa remake di ogni singolo film concepito sulla faccia della terra. Questa volta tocca a The Crazies, meglio noto da noi come La Città verrà distrutta all’Alba, film del 1973 di George A. Romero che si è sempre mosso, e ha dato il suo meglio nella trama combatti, difenditi e fuggi. La trama che io adoro. Un canovaccio che non invecchia mai ed è sempre avvincente. Dall’altra parte, nel ruolo dei cattivi, ci sono infetti, come in questo caso, zombie, vampiri o un misto di tutte e tre le cose.
La notizia in verità è già vecchiotta, ma credo che non se ne sia parlato a sufficienza, per cui…
Avrei voluto scrivere un post mettendo a paragone i due film, vecchio e nuovo, ma mi è impossibile perché, contrariamente a quanto accaduto per Scontro di Titani, il trailer non mi ha deluso, a parte la canzone ben nota che si sente in sottofondo colpevole, a mio avviso, di smorzare i toni tragici del film donandogli un’aura malinconica che, spero, non abbia.
Su The Crazies di Romero mi riservo di scriverci su un articolo nei prossimi giorni, avendolo rivisto di recente.
Su questo, posso dirvi che, come al solito, non è ancora stabilita la data di uscita in Italia, ma che cadrà quasi sicuramente nel 2010, non so se nel primo o nel secondo semestre; che la regia è dello sconosciuto (a me) Breck Eisner e che nel cast figura la brava Radha Mitchell, una delle tante che fa concorrenza a T’Pol nel mio cuore, annoverata tra le scream queen.

Qui il trailer:
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The Crazies (2010) – english trailer

Daybreakers

nov 18
Posted by elgraeco Filed in Cinema
Daybreakers - poster

Daybreakers - poster

Diciamoci la verità. I vampiri sono sovraesposti. E, andando avanti di questo passo, rischiano l’estinzione. Chiunque ormai si improvvisa esperto di succhiasangue, fa crescere le zanne ai suoi personaggi e li manda allo sbaraglio in qualunque circostanza, per quanto folle possa essere. Vedere Edward che se la fa con Bella è cool ? Per orde di fan sbavanti parrebbe di sì…
E poi via con tutta una serie di “onomatopee” , passatemi il termine, prese dal mondo animale. Se il vampiro è una creatura superiore, mi sono sempre chiesto, che bisogno ha di interagire con quelli della sua stessa specie o con gli umani sfoderando le zanne, ringhiando e soffiando come i gatti? Non è un tantino… primitivo, tutto ciò? Non declassa la specie “vampiro” ulteriormente, ancor di più di quanto finora è stato fatto?
Altro tasto dolente: tutti si affannano a fornire cause e spiegazioni sul perché del contagio. Virus, maledizione millenaria, porfiria, mutazione genetica. Come se il sapere il perché, ce li facesse diventare più simpatici, più familiari, meno alieni di quanto dovrebbero essere; capaci, insomma, di organizzarti la festa di compleanno quando occorre, e di farti sospirare sussurrandoti parole d’amore nelle orecchie, come solo un vampiro sa fare… puah!
Ma, poi, perché? Il vampiro non mi deve essere simpatico come può starmi simpatica, che so, una scimmia allo zoo! E’, o dovrebbe essere, una creatura talmente lontana dal mio quotidiano, da scuotere il mio sistema nervoso al solo vederla… o no? Vabbé… Uno dei primi a fornire una spiegazione scientifica per il vampirismo è stato Richard Matheson (ce ne saranno stati anche altri, ma non ne voglio parlare e non mi serve farlo, tra l’altro). Un virus trasportato da zanzare e tempeste di sabbia che ha trasformato tutta l’umanità in vampiri, tranne la leggenda del titolo, il mostro per i vampiri.

Questo film, Daybreakers (2009), dei fratelli Michael e Peter Spierig, nonostante le consuete fanfare di originalità, sembra essere il sequel/espansione di I am Legend.
In che modo? Nel 2019 tutti gli esseri umani -o quasi-, causa ignoto e inarrestabile virus, si sono trasformati in vampiri. Nessuno invecchia, nessuno si ammala, nessuno muore. Ne consegue un riassetto degli equilibri sociali della razza non più-umana. I vampiri comandano, adesso, e il mondo continua ad essere quello che è, soltanto che è pensato per essere vissuto durante la notte. Almeno questo… almeno non se ne vanno in giro ricoperti di perline luccicanti…
Il problema serio, più o meno lo stesso che affrontiamo noi in quanto specie in questi giorni, è la nutrizione. Cioè, se non ci sono più umani da bere, come cazzo si nutrono tutti questi vampiri?
Gli umani propriamente detti sono, infatti, sempre meno, una specie protetta a rischio di estinzione e perciò rinchiusi in fattorie (farms) modello Matrix dove vengono allevati in batterie per fornire, come le galline, tutto/e il/le sangue/uova di cui c’è bisogno. Ma questo potrebbe non bastare.
Bisogna, quindi, affannarsi a inventare un sostituto del sangue, essendosi evidentemente persi il Tru: Blood, per continuare a magnà.
Contemporaneamente, bande di rivoltosi, umani al 100%, vivono al di fuori delle fattorie seminando il panico, capeggiate da Willem Dafoe armato di balestra.
All’interno delle città, il dott. Edward (che palle!), Ethan Hawk, ricercatore chimico, scopre, involontariamente, una cura per il vampirismo mentre cerca tutt’altro, ovvero il sangue sintetico. Conseguenza più che ovvia, il potente Charles Bromley, Sam Neill, uno dei capoccia dei vampiri, s’incazza di brutto, perché non vuole tornare a essere un comune mortale (e chi lo vorrebbe, in effetti?), ragion per cui, come recitava una scritta in quel gran bel film che è Bad Santa (Babbo Bastardo, 2003) : “When you party naked, shit happens”.
Eccovi il trailer:

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Daybreakers (2009) – english trailer

Nei cinema italiani a partire dal 19 Marzo 2010.
Devo riconoscere, nonostante tutto, che la scenografia risulta affascinante. Altro punto a favore e che, allo stesso tempo, appare incredibile è che tutti gli effetti speciali sono stati creati al computer dai due fratelli registi che, così facendo, hanno risparmiato un bel po’ di soldini. Di sicuro lo vedrò e, nel caso dovesse piacermi, gli renderò giustizia, tranquilli.

approfondimenti:
IMDb

Killing Zoe

nov 17
Posted by elgraeco Filed in Antologia del Cinema

- Sai, questa è la vera Parigi, qui, in cantina. Quello che hai visto lassù in strada è soltanto robaccia, il centro Pompidou, la torre Eiffel, tutti quei turisti… è merda!
- E il Louvre?
- Oh, mio dio! Quel fottuto Louvre! E’ solo un parcheggio per pullman guidati. Anche la gente, i parigini, sono merda. Nessuno si piace in Francia! E’ vero, sai? Si odiano. Ma quaggiù, lontano da quelli là sopra, dai turisti, le attrazioni, dalle fottute cartoline, la gente cambia. Perché qui non si accorgono di essere a Parigi… potrebbe essere ovunque. (Eric)

La cosa bella di questo film è che è ambientato a Parigi, ma Parigi non si vede. Eccetto che per qualche rapida carrellata, all’inizio e alla fine. Un’ode a Parigi, la vera Parigi, quella di sotto, sulfurea e color giallo ambra e rossa. Fatta di speranza, sogni e disperazione assoluta.
Ci siete mai stati? Io sì…
Killing Zoe (1993) la rifiuta Parigi, pur amandola. Pur passandole attraverso, le inquadrature, strette sui primi piani degli attori, la nascondono, lasciandocela intuire solo per brevi scorci, nelle tenebre macchiate qua e là dai lampioni, dai riflessi increspati sull’acqua della Senna, dai fari delle automobili. Dai rumori e dai suoni, soprattutto, della notte.
Roger Avary, il regista, al tempo dichiarò di averne scritto la sceneggiatura in una sola settimana. Nessuno gli credette, pur essendo egli la mente complice dei primi due film di Tarantino. Ma io sì, da semplice spettatore, dopo aver guardato la sua messinscena di devastazione, rossa come la vernice delle pareti del sotterraneo della banca e immediata, vomitata sulla carta e organizzata in fretta e furia, senza nocumento, anzi guadagnandone in bellezza scabra.
Zed (Eric Stoltz) arriva a Parigi dagli Stati Uniti. Lì Zed conosce Zoe (Julie Delpy), una prostituta/aspirante artista, e se ne invaghisce dovendosene però separare a causa del sopraggiugere del suo amico Eric (Jean-Hugues Anglade) col quale ha degli affari da discutere.
Gli affari sono una rapina in banca, il Giorno della Bastiglia, l’indomani. Zed è lo scassinatore.

La banda

La banda

Eric è il capo della banda e organizzatore, ma è anche un Lucignolo sudicio, drogato e affetto da A.I.D.S. che non ha più nulla da perdere e che è intrinsecamente votato all’autodistruzione.
Un’ultima notte di baldoria e poi, la Banca.
Ma il caso vuole che Zoe, durante il giorno, lavori proprio in quello stesso istituto…

La musica dopo qualche allucinogeno...

La musica dopo qualche allucinogeno...

Di questo film mi piace tutto. A partire dalla sua brevità. 98 minuti che passano in un baleno, e le scritte rosse dei titoli di testa e di coda, quel Killing Zoe, Uccidendo Zoe, fuorviante, ma alla fine indicativo per sugellare il trionfo del fato; e poi le maschere colorate indossate dai rapinatori, il cameo di Ron Jeremy, le musiche perfette per le sequenze che accompagnano, la Francia messa a tacere dai suoi stessi figli, l’immane bagno di sangue. Lo scopo del protagonista assoluto, Eric, sopra tutti e tutto, che sembra sfuggire dagli intenti iniziali per prendere una piega bieca, assoluta e definitiva, da resa dei conti, con la sua infanzia, col suo presente e col suo destino. Con la vita, vuota e inutile che egli sente, ormai, solo nelle cantine, dove il mondo perde l’identità per diventare ogniddove.
Questo film è un ricordo porpora, schizzato di sangue e macchiato dell’ombra di un ridicolo amore.

Gattaca, la serie?

nov 16
Posted by bookandnegative Filed in Serie Tv

Si fanno sempre più insistenti le voci di una serie televisiva ispirata alle vicende e all’ambientazione di Gattaca, film di fantascienza del 1997.
Nella pellicola, interpretata da Ethan Hawk, Uma Thurman e Jude Law, si mostrava una società futuristica, il cui design era dichiaratamente ispirato agli anni ‘60, in cui l’eugenetica domina il destino dei nascituri, ritenuti “Validi” se sottoposti, prima del concepimento, ad un programma di manipolazione genetica atto a privarli di ogni possibile handicap, o “Invalidi” e perciò discriminati se, al contrario, venuti al mondo senza l’ausilio di tali tecniche.

Il termine Gattaca deriva dalla combinazione delle lettere iniziali delle quattro basi azotate che compongono il DNA, l’adenina, la citosina, la timina e la guanina. (da wikipedia)

Da una recente intervista al produttore Gil Grant (”NCIS: Los Angeles” e “24″) apparsa su MTV Movies Blog, si è appreso che il progetto di una serie è molto concreto; la trama dovrebbe evolversi, similmente al film, intorno alle tensioni sociali suscitate dalla politica di alterazione e miglioramento genetico. Stilisticamente, il nuovo prodotto dovrebbe “riciclare” le atmosfere e lo stile apprezzati nella versione cinematografica che, tuttavia, non ottenne un buon successo al botteghino.
Speriamo bene.

Edit by bookandnegative (17 Novembre 2009, ore 00.45): cambiato “prima della nascita” in “prima del concepimento”.

approfondimenti:
La scheda del film su Wikipedia