Scanners (1981)

feb 8
Posted by elgraeco Filed in Antologia del Cinema

In confronto ad uno scanner, gli altri supereroi sono niente. E, per supereroi, intendo tutti quei personaggi speciali, dotati, con caratteristiche innate e sovrannaturali che sono stati e vengono dati in pasto a noi spettatori di bocca buona -così ci ritengono- da nerd convertiti al marketting (prego, notare la doppia “t”) o da improvvisati e occasionali cultori di fumetti mediocri.
Vittime, gli eroi, prima del ruolo pensato e scritto per loro; in secondo luogo, vittime dei propri, ridicoli e insensati poteri, terzo, vittime della mancanza regina che i loro autori dimostrano: il senso del ridicolo.
Tra parentesi, si fa per dire, sono uno che, a suo tempo, ha divorato, anche con gusto, centinaia di albi di personaggi Marvel e, ormai dovreste saperlo, un patito di fantascienza.
La fantascienza… Più oscura e tragica è, meglio è. Per me, s’intende.
Non vado d’accordo coi finali lieti e sdolcinati, coi finali dove il protagonista ce la fa per il rotto della cuffia, anzi, per meglio dire… per il suo c*lo rotto, contro poteri e forze soverchianti. Se il nemico è forte, troppo più forte dell’eroe, allora è giusto, più che giusto che il nemico vinca, perché si compia un degno destino che non tolga onore a nessuno.
Senza trascurare il realismo di fondo. Fantascienza non esclude verosimiglianza. E’ importante. Per cui, da un telepate/telecineta mi aspetto che possa leggere il pensiero, spostare oggetti, anche violentemente e ridurre le proprie vittime a brandelli, ma non certo distruggere l’intero pianeta Terra! (vedi La Fenice a.k.a Jean Grey). L’esagerazione, come le iperboli, sortiscono su di me un effetto repellente.

La testa che esplode

Oggigiorno, preferendo perder tempo appresso alle panzane tipo salva la cheerleader tappa, salva il mondo! di Heroes, davvero in pochi conoscono questo film. Me lo dicono i referrer di histats, tanto per cominciare, e gli stessi mi dicono anche un’altra cosa, che in molti, paradossalmente, ricordano, pur ignorando il film, la notissima scena della testa che esplode in un trionfo di polpa sanguinolenta composta, per lo più, da cibo per cani e fegato di coniglio, fatto saltare in aria da un fucile a pompa calibro 12.
Questa immagine tanto famosa, l’avrete probabilmente vista in forma di avatar o di firma di qualche spassoso utente di forum, di molti forum.
Se cercate quella scena è questo film che dovete guardare. Essa, in particolare, come molte altre sequenze, potrebbe risultare in antitesi con quanto dichiarato finora, ma è proprio questo il punto: la verosimiglianza non può e non deve escludere/soffocare l’elemento fantastico, purché quest’ultimo mantenga un livello di coerenza e credibilità nella mia volontaria sospensione dell’incredulità. Mi piace pensare ad un telepate come ad un essere estremamente potente e pericoloso; io lo immaginerei esattamente come è rappresentato in questo film dove, gli esseri speciali, pur essendo tali, quando cadono, si fanno male come chiunque altro…

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Scanners (1981) di David Cronenberg

Strana coincidenza, ma sembra proprio che anche Scanners prenda spunto dal medesimo romanzo, Naked Lunch di William S. Burroughs, che, dieci anni dopo, nel 1991, sarebbe stato alla base del film omonimo, sempre per la regia di Cronenberg.
Nel libro si fa riferimento ad una fantomatica organizzazione segreta, composta da telepati denominati “senders” che complottano per il dominio sul mondo. Cosa che accade anche qui.

La ConSec, una società di ricerca privata, ha finanziato, nel corso degli anni, un progetto teso all’individuazione e allo studio dei cosiddetti scanners, esseri umani che dispongono di incredibili doti extrasensoriali; essi sono telepati in grado di leggere il pensiero altrui, ma non solo; in effetti, uno scanner può controllare attraverso la mente qualsiasi funzione corporea, dal respiro alla pressione sanguigna, dal battito cardiaco al flusso del pensiero. Uno scanner è, di fatto, un essere superiore, forse un incidente del percorso evolutivo, e, sopra ogni cosa, un essere estremamente pericoloso.

La ConSec è riuscita ad individuare ben 237 scanners, ma di questi, soltanto uno è rimasto a collaborare con loro. I restanti sono scomparsi o uccisi, come avverrà con questo nella celeberrima sequenza di cui sopra, da Darryl Revok (Michael Ironside), il primo caso speciale noto alla corporazione e il più potente scanner vivente.
Prima di soccombere e di essere rovesciata, la ConSec, attraverso l’operato

del Dott. Paul Ruth (Patrick McGoohan), è riuscita a individuare un altro scanner sconosciuto all’organizzazione di Revok e ad istruirlo ed inviarlo in missione per rintracciare e uccidere lo stesso Revok. Costui è Cameron Vale (Stephen Lack) un disadattato che decide di collaborare perché affascinato dalla carismatica personalità del Dott. Ruth, a soprattutto perché la ConSec è in grado di fornigli dosi di ephemerol, l’unica sostanza, iniettabile, in grado di sopprimere temporaneamente le capacità cognitive degli scanner che, essendone privi, sono costantemente sommersi dal flusso di pensieri proveniente da qualunque altro essere umano intorno a loro.

Nella sua missione, egli sarà aiutato da un donna, Kim Obrist (Jennifer O’Neill), dotata dei suoi stessi poteri. I due percorreranno a ritroso gli indizi sul passato di Revok e sulla società farmaceutica, la Biocarbon Amalgamate, creatrice dell’ephemerol, il farmaco che, si scoprirà, non solo scherma il flusso telepatico, ma che è allo stesso tempo causa dell’alterazione genetica che è alla base degli stessi scanner.

Il film è veloce, scorrevole, colmo di scene d’azione d’insospettabile efficacia. Cronenberg, diversamente, da altri suoi lavori, non si lascia andare a riflessioni misticheggianti o di particolare impronta metafisica, come in Videodrome, prediligendo stavolta il solo intreccio diretto. Egli ci mostra in diverse sequenze, il letale potere di uno scanner, letteralmente in grado di far esplodere la testa ad un altro essere umano, in grado di istigarlo al suicidio e a compiere qualsiasi altro ordine gli venga impresso nella mente. Durante il film, scopriremo che persino nel grembo materno, uno scanner è in grado di danneggiare un altro essere vivente; apprenderemo che, per il protagonista, Vale, da vero precursore, è facile inserirsi per via telematica nei computer di un’azienda e leggerli, acquisendone in tal modo i dati, attraverso un’interazione diretta tra la mente umana e i circuiti di elaborazione di calcolo in quel particolare connubio tra carne, mente e tecnologia tanto caro al regista.
Cronenberg ci mette anche del suo, insistendo particolarmente sugli effetti truculenti, vero e proprio splatter, che il potere del telepate provoca: la semplice sonda mentale suscita intenso dolore ed epistassi nella penetrazione della coscienza altrui, fino allo spettacolare duello finale tra Vale e Revok, dove i corpi dei due avversari sono letteralmente deformati dalla rispettiva ferocia e intensità dei loro poteri.
Sembra, addirittura, che questa sequenza finale, sia stata censurata dallo stesso Cronenberg e che in origine prevedesse l’esplosione della calotta cranica di Vale, in uno zampillare di scintille e sangue, come testimoniato dal fotogramma seguente.

Non si tratta di un capolavoro, ma di un film una volta tanto realistico, pur nella sua fondamentale componente fantastica, non privo, ed è essenziale, di una sua sobrietà. Vedetelo e capirete.

Scanners ha conosciuto diversi seguiti, uno più osceno dell’altro. Ed è probabile un remake per il 2011. Purtroppo.

Edit by elgraeco (09/02/2010, ore 14.58)

Bastardi senza Gloria

feb 7
Posted by elgraeco Filed in Cinema

Ed eccomi qua, a distanza di tanti anni da Pulp Fiction (1994), a pagare l’ennesimo tributo a Quentin Tarantino. In questo arco di tempo, avendo recuperato anche Le Iene (Reservoir Dogs, 1992) ed essendomi sorbito tutti i suoi lavori, anche quelli solo sceneggiati, posso dire di aver dispensato più odio che amore nei suoi confronti.
Dopo Kill Bill (2003-2004), senza dubbio, l’ho odiato a morte. Ma questo, com’è ovvio, non è un articolo su Kill Bill.

Prologo

E’ capitato giusto ieri sera. Ho acceso la tv, cosa sempre più rara a casa mia, e ho visto quella pubblicità…
16,90 euro per possedere -per sempre, come i diamanti- un dvd originale che mi promette qualità audiovisiva straordinaria, contenuti speciali strabilianti e 150 minuti circa di spassoso intrattenimento made in Tarantino.
Ed io… l’ho fatto. L’ho comprato. Perché ho detestato Kill Bill e perché mi accompagna sempre la speranza di vederlo tornare (Quentin) all’antica gloria. Se lo seguo ancora insieme a Dario Argento un motivo ci dovrà pur essere, no?

E’ così, mi gusto la confezione, molto spartana, sul retro della quale campeggiano due citazioni illustri, pescate dalla stampa nostrana:

“Un cocktail di puro cinema” (Paolo Mereghetti – Corriere della Sera)

e

“Il film di Tarantino più bello” (Lietta Tornabuoni – La Stampa).

Ora, Lietta Tornabuoni non l’ho mai sentita nominare prima di ieri sera, quindi non posso dire nulla. Probabilmente, il fatto di non conoscerla è solo mia responsabilità. Non vado dietro ai quotidiani, per cui… Ma, per quanto riguarda Mereghetti… Lo conosco eccome, e devo aggiungere di essere d’accordo con moltissime sue recensioni.
Ragion per cui, mi sono detto: “Cavolo, stavolta devo aver fatto un ottimo acquisto.” E, di seguito, ho schiacciato il tasto PLAY.

Bastardi senza Gloria (Inglorious Basterds, 2009)

***

[ATTENZIONE! DA QUI IN POI ALLARME ANTICIPAZIONI IN BLU!]

***

Il film, una sorta di ucronìa in salsa spaghetti western-nazista, narra le scarne vicissitudini di un gruppo di guerriglieri alleati capeggiati dal Tenente Aldo Raine (Brad Pitt), i Bastardi, paracadutati nella Francia occupata dai tedeschi. Scopo primario del battaglione è accoppare, nel modo più cruento e spettacolare possibile, il maggior numero di nazisti, con occhio particolare per gli ufficiali, il trapasso violento dei quali, solitamente, ha grossa eco sulla stampa locale e anche su quella tedesca, contribuendo, in tal modo, ad accrescere la loro fama nerissima di carnefici spietati. Artefice di questa reputazione, più di tutti gli altri, è il Sergente Donny Donowitz (Eli Roth), soprannominato l’orso ebreo, ma anche il golem dalle truppe tedesche, che è solito spaccare i crani dei prigionieri catturati colpendoli con una mazza da baseball; gli altri bastardi si limitano, invece, a prelevare scalpi delle teste dei nemici, come fossero guerrieri apache.

- Mélanie Laurent -

- Mélanie Laurent -

Altrove, la giovane Shosanna (Mélanie Laurent), un’ebrea scampata al massacro della sua famiglia ad opera del Colonnello tedesco Hans Landa (Christoph Waltz) si è rifatta un’identità come gestore di un cinema. Ella conosce Fredrick Zoller (Daniel Brühl) un ufficiale tedesco, ma anche un eroe di guerra dalle leggendarie imprese del quale il Ministro della Propaganda del Reich Joseph Goebbels (Sylvester Groth) ha ordinato venisse tratto un film interpretato dallo stesso Zoller.
L’opera, intitolata Orgoglio della Nazione, grazie ad opportune manovre di Zoller, il quale vanta un ascendente su Goebbels, sarà proiettata in Francia proprio nel cinema di Shosanna che, vista soprattutto la presenza, alla premiere del film, dei più alti gerarchi nazisti, ha progettato di uccidere tutti i partecipanti sbarrando le porte del cinema e dando fuoco a oltre 350 pellicole altamente infiammabili.
Contemporanemente i Bastardi vengono informati della notizia della premiere di Orgoglio della Nazione da Bridget von Hammersmark (Diane Kruger), una star del cinema tedesco e anche una spia al sevizio degli alleati. Oltre ai gerarchi, ella rivela, è prevista anche la presenza del Führer in persona…

Curiosità

La maggior parte degli omaggi, accenni, riferimenti e camei dispensati generosamente da Tarantino nelle oltre due ore di durata sono per noi italiani incomprensibili. Per questi ultimi vi rimando alla fornitissima pagina sui “trivia” del film sull’Internet Movie Database, linkata in fondo.
Il doppiaggio italiano, poi, non aiuta, dal momento che parecchie voci famose presenti nel film, inevitabilmente, spariscono. Tra queste, la voce dello stesso Tarantino, il quale doppia un soldato americano nel film-nel-film Orgoglio della Nazione, la voce del Narratore che è di Samuel L. Jackson, quella di Harvey Keitel avvertibile alla radio nel ruolo dell’ufficiale superiore di Aldo Raine. Per fortuna sul dvd c’è anche la lingua originale, oltre che lo stesso Orgoglio della Nazione tra i contenuti speciali.
Tarantino, poi, compare anche nella parte del primo cadavere a cui viene fatto lo scalpo e nelle mani che strangolano Bridget von Hammersmark.
Diversi nomi di altrettanti personaggi sono ulteriori omaggi che il buon Quentin ha voluto fare al nostro cinema. Tra i tanti, Ed Fenech, il generale americano interpretato da Mike Myers, è evidente citazione della “nostra” Edwige, Antonio Margheriti e Enzo Girolami i nomi italiani fittizi rispettivamente utilizzati da Eli Roth e Brad Pitt per infiltrarsi nel cinema in qualità di attori italiani sono i veri nomi di due registi molto amati da Tarantino.
Il titolo stesso del film Inglorious Basterds, si rifà esplicitamente al titolo inglese di Quel maledetto Treno blindato (1978) di Enzo G. Castellari (Enzo Girolami) all’estero conosciuto come Inglorious Bastards.

- da sinistra Christoph Waltz, Omar Doom, Eli Roth, Brad Pitt e Diane Kruger -

- da sinistra Christoph Waltz, Omar Doom, Eli Roth, Brad Pitt e Diane Kruger -

Cosa ne penso

Bah, posso dire che Bastardi senza Gloria non mi ha deluso. Lo considero superiore a Kill Bill, tanto per intenderci. Quindi, tanto più benvenuto.
E’ bene dire che da Tarantino non mi aspettavo maggior accuratezza storica di quanta (poca) ce ne sia. La svolta ucronica finale, anzi, l’ho trovata persino gradevole, per quanto inverosimile. Se non altro è stata una sorpresa.

Più che per l’intenzione di rispettare determinati canoni cinematografici, vedi spaghetti-western, certe scelte registiche derivano, a mio avviso, da una chiara impostazione fumettistica che non lascia spazio alcuno ai gradi di grigio, per sfogarsi su un palcoscenico composto di personaggi manichei, animati da esigenze primarie, la vendetta, da becero interesse privato e tornaconto economico e da deliro di onnipotenza, vedi i nazisti che sembrano usciti da un teatrino delle marionette, tale è lo spessore umano che essi riescono a comunicare.
La profondità, pari a quella di una tazzina di caffé, non è caratteristica da ricercare in questo film.
In generale, ne ho ricavato l’impressione di un prodotto estremamente curato nella messinscena, virtù o vizio al quale Tarantino sembra sempre più dedito da Jackie Brown (1997) in poi.

- Quentin Tarantino e Diane Kruger -

- Quentin Tarantino e Diane Kruger -

La sua mano si sente… e non tanto nelle ripetute e compiaciute inquadrature delle estremità inferiori delle sue attrici protagoniste, Laurent e Kruger che, come le altre dei film precedenti si prestano volentieri a questo gioco esibizionistico e voyeuristico, quanto nella totale mancanza di scene d’azione, di cui Kill Bill è stato sia apoteosi che epitaffio, sostituite dalle tipiche inquadrature statiche di lunghe sequenze corroborate da dialoghi fiume per alcuni noiosissimi, ma non per me che invece li ho sempre giudicati intriganti e ben scritti e sicuramente uno dei punti di forza di Tarantino.

La sceneggiatura, però, non è così tanto perfetta come si vuol far credere, anzi. Dei Bastardi del titolo, in definitiva, non conosciamo nulla o quasi, e di tutto il terrore e l’inquietudine che essi spargono nelle fila tedesche restano solo due o tre scene neanche tanto memorabili, un tizio ucciso a mazzate, un altro al quale viene incisa una bella svastica in fronte e una sparatoria da bar più noiosa che avvincente.
Quello che più manca e che la tecnica, pur ottima, non può in alcun modo colmare è il sadismo del vecchio Tarantino; quella crudeltà al limite del paradosso e il coraggio di riproporre un certo tipo di scene surreali che non si sono più riviste. I nazisti, ideali per questo tipo di devianze, ma anche gli stessi bastardi, non sono poi così tanto cattivi e sadici come sarebbe giusto pretendere.
E anche il suo feticismo, ormai, sembra più uno stanco omaggio a sé stesso. Un marchio di fabbrica del quale non poter più fare a meno.
Resta, dopo tutto, una bellissima e curata, per quanto imprecisa, rappresentazione di un universo parallelo, un Brad Pitt più bravo che bello, un ottimo Goebbels e un credibile Zoller, il bravissimo Waltz nei panni di Landa e la stupenda Diane Kruger che era giustissimo immortalare, ma profondamente ingiusto uccidere…
Non è ancora quel Tarantino, ma non è certamente da buttare via. Non mi sono pentito dell’acquisto e, atteso al dopo Kill Bill, considerando Grindhouse – Death Proof (A Prova di Morte, 2007) poco più di una fatua parentesi, mi ha persino stupito il livello di gradimento personale che è riuscito a suscitare in me spettatore, restato sveglio e cosciente per due ore e mezza.
Tutto sommato Bastardi senza Gloria è godibilissimo, a patto di stare al gioco e di accettarne l’esibizione delle sue marionette.

approfondimenti:
Scheda del film su IMDb
Trivia su IMDb

Connected

feb 6
Posted by elgraeco Filed in Cinema

I corti sono un ottimo veicolo per gli aspiranti registi, come lo sono i racconti brevi per i narratori, per farsi le ossa e contemporaneamente, farsi conoscere.
Paradossalmente, proprio quando ho deciso di mostrare a voi lettori, l’insana passione verso i film apocalittici, ho scoperto e sto scoprendo un sottobosco interessantissimo, nuovi orizzonti di desolazione da gustare con gli occhi e nei quali compiere appaganti voli con la fantasia.
E’ il caso di Connected, corto del 2009 dei danesi Jens Raunkjær Christensen e Jonas Drotner Mouritsen, entrambi sia registi che autori della sceneggiatura.
Dal sito ufficiale (che troverete linkato in fondo all’articolo) si può conoscere una scarna sinossi:

Set in the distant future, Connected is a story about survival and greed with a post apocalyptic wasteland as its backdrop. Survivors of an unknown disaster shuffle through a desolate landscape, as it quickly becomes clear that not everybody has the strength to survive.

Fin qui, una trama da manuale, come tante altre.
Ciò che colpisce, però, è il poster, stilisticamente affascinante; vuoi per i colori, o per l’inquietudine emanata dalle due figure costrette ad indossare maschere che li rendono alieni e disperati. Un tocco vintage, poi, rende il disegno ancora più accattivante. Il taglio stilistico rammenta, alla lontana, il Mare della Putrefazione di quel capolavoro grafico che è Nausicaa, oppure il deserto di Tatooine, nell’Episodio IV di Guerre Stellari.

Dagli screenshot si nota con piacere che questa scelta estetica vagheggiata dalla locandina viene doverosamente rispettata. Potete comprendere tutto lo stupore che deriva, nel sottoscritto, dal vedere come il low-budget sia sempre più sinonimo di impegno e dell’arte d’arrangiarsi, senza però, ed è questo il bello, rinunciare alla qualità. Anzi, sembra che la consapevolezza di poter contare su pochissimi soldi spinga, costringa quasi, i film-maker a sfruttare al meglio quel poco che hanno a disposizione. Il risultato lo potete ammirare nello stringatissimo trailer seguente:

http://www.dailymotion.com/videoxbuncj

Girato in Faxe Kalkbrud, Danimarca, Connected è stato proiettato finora esclusivamente nel circuito dei festival del cinema. Spero che il corto confermi le premesse più che positive. A giudicare dal 9.4 che campeggia sull’Internet Movie Database, sembra abbia riscosso un enorme gradimento.

Fonti e Approfondimenti:

ov43.com (sito ufficiale del film)
Scheda del Film su IMDb

A.D.

feb 5
Posted by elgraeco Filed in Cinema

La microsegnalazione di oggi riguarda il teaser trailer di un futuro (?) film d’animazione in CG.
E allora? direte voi… Avete ragione. Come ben sapete, i film d’animazione proprio non li sopporto, specie da quando si sono messi a farli in computer graphic. E’ un misto di intolleranza legata soprattutto alle trame non particolarmente confacenti ai gusti del sottoscritto, ma… altrettanto bene sapete della mia passione per gli zombie, per le apocalissi, e per gli scenari desolati.
A.D., del regista Ben Hibon, promette di regalarmi queste tre cose, ma in CG… sigh!
Nulla si sa della trama. Non si sa neppure se il progetto legato a un lungometraggio vedrà mai la luce. Per ora, ci si è accontentati di fare un po’ di campagna pubblicitaria virale, per suscitare interesse con questa prima anticipazione. A. D. è scritto da Haylar Garcia e prodotto da Bernie Goldmann che partecipò anche alla produzione del non eccelso Land of the Dead (2005).
Dal teaser si può ammirare, in ogni caso, la stupefacente qualità grafica.

Immagine anteprima YouTube

fonti:
io9
CINE-blog.it
filmzone.it
collider

Under the skin (2011)

feb 4
Posted by Norys Lintas Filed in Cinema

- Michel Faber -

Under the skin (2000) è il primo romanzo di Michel Faber, scrittore olandese emigrato in Scozia, terra che gli ha donato fama e successo.
Nel libro ci vengono raccontate le vicende di Isserley, una dipendente di una potente corporazione extraterrestre, mandata sulla Terra per recuperare la pregiata “vodsel”.
Questa merce così rara e ricercata altro non è che carne umana trattata! Isserley ha in mente un piano per recuperarla, le basterà rapire degli autostoppisti solitari dalle autostrade e dalle strade secondare di Scozia, ma dovrà fare attenzione a cosa carica, non tutti i “campioni” valgono il rischio, quelli pelle ed ossa,  infatti, non servono a nulla; perché siano merce valida, gli umani dovranno essere robusti e muscolosi, perfetti esemplari della specie.
Dietro la maschera di donna sexy e seducente, vengono camuffate le numerose cicatrici dovute ai trattamenti  chirurgici necessari; ma non solo, un paio di grandi occhiali da sole nascondono la vera forma dei suoi occhi, nonché la leggera peluria lanuginosa che ricopre la pelle.

Per il 2011 è prevista la realizzazione di un film tratto da questo romanzo, edito in Italia da Einaudi e pubblicato nel 2004 con il nome Sotto la Pelle.
Come film potrebbe risultare interessante, ma non avendo letto il libro mi sono affidato a molte opinioni e recensioni online, dalle quali emergono due valutazioni: libro molto bello nonchè originale, oppure occasione sprecata in quanto molto ripetitivo.
Se qualcuno di voi l’ha letto, non indugi a comunicare la sua opinione, dal canto mio  se e quando ne avrò la possibilità, mi esprimerò in merito.

Approfondimenti

http://en.wikipedia.org/wiki/Under_the_Skin_(novel)

http://www.imdb.com/title/tt1441395/

L’Ombra del Vampiro (2000)

feb 3
Posted by elgraeco Filed in Antologia del Cinema

Vi siete mai domandati quanto possa essere solitaria e disperata l’immortalità? Attraversare i secoli, essendo destinati a non cambiare, mentre tutto sfuma, sbiadisce e muore, eccetto voi…
Questo bellissimo film nasce da una leggenda, o meglio, una voce che si diffuse all’epoca, nel 1922, anno in cui fu distribuito Nosferatu, eine Symphonie des Grauens di F. W. Murnau. La voce voleva che Max Schreck, l’attore che immortalò il Conte Graf Orlok, il nosferatu, il non-morto del titolo, fosse a sua volta un vero vampiro; talmente realistica, infatti, appariva la sua interpretazione che si lasciava spazio a tali speculazioni fantastiche, facendosi prendere volentieri dalla sospensione di incredulità. Si sognava ad occhi aperti, ed era piacevole tremare a causa di questa sottile angoscia.
Prometto che, prima o poi, parlerò anche di quel capolavoro, anche se è un’impresa titanica e di difficile resa.
Ma torniamo a L’Ombra del Vampiro. Sostanzialmente il suo regista, E. Elias Merhige, appassionato ammiratore dell’opera di Murnau, è partito dall’idea di voler girare un documentario che tenesse in gran conto anche dell’aspetto ludico e mitico, in qualche modo, che accompagnò le riprese

dell’originale. L’idea in seguito mutò; si pensò a Willem Dafoe quale unico attore in grado di restituire la vita al conte, di incarnare al meglio tutto il dramma insito in quella figura che sorgeva dal profondo dei secoli passati e si decise così di girare questa sorta di documentario romanzato del making-of del film Nosferatu.
Il risultato finale è piacevole, poetico e particolarmente suggestivo sotto l’aspetto scenografico.
Voglio chiarire che non è un film d’azione. Ed è opportuno farlo visto lo svilimento che la figura letteraria e cinematografica  del vampiro sta conoscendo in questi ultimi anni.
Non vi aspettate inseguimenti, donzelle innamorate, paletti conficcati nel petto e incenerimenti di vampiri allergici all’argento. Se lo fate, se è questo che cercate vuol dire che non è questo film che dovete guardare e che ignorate cosa rappresenti il Nosferatu di Murnau.

- Max Schreck, quello vero, nei panni di Graf Orlok -

- Max Schreck, quello vero, nei panni di Graf Orlok -

Esso è il primo caso, se vogliamo, di ruberia cinematografica; ideato per aggirare la spinosa attribuzione dei diritti d’autore del libro di Bram Stoker, Dracula.
Murnau, che tanto fortemente voleva girare quel film, li aggirò cambiando i nomi dei personaggi e dei luoghi. Il Conte Dracula divenne Orlok, Mina Harker, Ellen Hutter e l’Inghilterra, la Germania.
Ma, come ho già detto, il risultato finale, salvato letteralmente dallo stesso regista, lungi dall’essere il capostipite, forse, degli adattamenti idioti del noto romanzo per il grande schermo, fu qualcosa di alieno, un’opera dal fascino arcano e magnetico; che tale apparve all’epoca della sua realizzazione e tale appare a noi, ancora oggi.
E. Elias Merhige ci restituisce intatta l’atmosfera di Berlino, pur concentrandosi sull’interno degli studi cinematografici dove operava Murnau, qui interpretato dall’ottimo John Malkovich, impegnato a girare le scene introduttive del suo capolavoro.
Murnau (Malkovich) esige, per sugellare l’impresa che si appresta a compiere, un realismo estremo da parte degli attori, tanto che ha deciso di affidare la parte più importante del film ad un attore sconosciuto della Reinhold Company, tale Max Schreck, a suo dire capace di immedesimarsi totalmente nel ruolo; talmente tanto che egli, durante il resto delle riprese vestirà solamente i panni del Conte Orlok, in uno sforzo di interpretazione sovrumano.

Murnau, in realtà, conosce la verità celata da Schreck. Egli è un vero vampiro ed ha acconsentito a partecipare alle riprese e a rendere possibile l’ambizione del regista, a patto che gli sia concesso di nutrirsi di Greta Schroeder (Catherine McCormack), la bella attrice che impersonerà Ellen Hutter nel film.
La bellezza è tutta nella superba intepretazione di Willem Dafoe, Schreck, e nel ritratto allo stesso tempo affranto e disumano che il mostro riesce a dare di sé.
La sua figura deforme, visibilmente goffa nei movimenti sembra portare su di sé il peso dei secoli. Ciò che comunica e che lo stesso personaggio afferma è che lo scorrere dei secoli lo ha privato di quasi ogni ricordo, della sua umanità, del suo vigore e del suo grande potere; e, tuttavia, egli, la creatura, è condannato a vivere per sempre in un corpo oramai avvizzito, debole, stanco e immortale.
Schreck vive nelle rovine di un’abbazia, si nutre di ratti e pipistrelli, occasionali prede della sua sete di sangue. Ritiene che il passo più toccante del Dracula di Bram Stoker sia quando Jonathan Harker soprende il Conte ad apparecchiare la tavola per la sua cena essendo ormai completamente solo, senza domestici, a stento comprendendo e ricordando il senso di quel buffo rituale, la cena, per l’appunto. Egli stesso si paragona a Titone, personaggio della mitologia greca che ricevette in dono l’immortalità, ma dimenticò di chiedere per sé anche l’eterna giovinezza finendo condannato a vivere per sempre in un corpo che invecchiava sempre più.
Nessun dandy, nessun galantuomo fricchettone con l’accento dell’europa dell’est che se ne va in giro a sedurre verginelle, ma un essere eterno che incarna in sé la disperazione e la solitudine dei secoli e l’incomprensione per il mondo che lo circonda che cambia sempre più velocemente e che egli non comprende più.
Schreck, quindi, collabora con Murnau per il vago ricordo che il viso dell’attrice Greta Schroeder sembra richiamare alla sua mente; il ricordo di un volto femminile che egli non sa dire se sia mai esistito davvero.
Murnau (Malkovich), dal suo canto, ossessionato dal suo genio e dall’idea di creare un’opera grandiosa, sacrifica in segreto la sua stessa troupe sull’altare della sua personale ossessione, permettendo al vampiro di nutrirsi a più riprese di loro, fino alla ripresa della scena finale, per il maggior realismo della quale egli ha deciso di uccidere lo stesso Schreck esponendolo alla luce el sole.
Particolarmente efficaci le ricostruzioni di alcune delle riprese originali del 1922, molte delle quali reinterpretate, ma sempre aderentissime nei dettagli, curati in modo maniacale; tanto che Merhige arriva a riprodurre gli stessi errori della pellicola originale (vedi foto).

- L'ombra della mano di Orlok sul corpo di Greta Schröder, 1922 -

- L'ombra della mano di Orlok sul corpo di Greta Schröder, 1922 -

- L'ombra della mano di Orlok (Dafoe) sul corpo di Greta (Catherine McCormack) -

- L'ombra della mano di Orlok (Dafoe) sul corpo di Greta (Catherine McCormack) -

- Nel Nosferatu originale si può notare il riflesso della testa di Orlok sullo specchio alle sue spalle; è un errore perché il Conte non si rilfette sugli specchi -

- Nel Nosferatu originale si può notare il riflesso della testa di Orlok sullo specchio alle sue spalle; è un errore perché il Conte non si rilfette sugli specchi

- Ne "L'Ombra del Vampiro" si può notare il medesimo riflesso della testa del COnte nello specchio alle sue spalle -

- Ne "L'Ombra del Vampiro" si può notare il medesimo riflesso della testa del Conte nello specchio alle sue spalle -

I costumi, le scenografie, i dettagli e le trovate sceniche di allora,  sono reinterpretate in chiave misterica da questa sontuosa messinscena.
E’ un piacere vedere Dafoe/Schreck aggirarsi come un’ombra sui set, conoscere nuovamente il mondo intorno a sé, cacciare gli esseri umani per soddisfare la sua sete; egli, rispetto all’originale Max Schreck, riesce più disturbante, quasi morboso quando sfoggia quel sorriso beffardo proprio di una creatura che non ha timori mortali, laddove l’altro risultava autenticamente serafico, alieno e onirico.
Inutile ribadire l’ovvio. Non si può sperare di riprodurre le atmosfere del Nosferatu di Murnau; ma questo film riesce a sorprendere, in un modo diverso, personale, persino bello, in definitiva.
Colpevolmente sottovalutato.

Segon Origen (2010)

feb 2
Posted by Norys Lintas Filed in Cinema

Manuel De Pedrolo, questo nome vi dice niente? Io ho saputo di questo scrittore solo quando mi sono imbattuto in un annuncio di una trasposizione cinematografica di un suo romanzo, ad opera di una produzione spagnola. Questo scrittore catalano (1918-1990), sconosciuto ai più (probabilmente vittima delle irrazionali scelte degli editori di casa nostra),  gode di molta popolarità in Spagna e alcune delle sue opere in passato furono trasformate in serial televisivi di discreto successo; ora a distanza di 25 anni dal serial e a 36 dalla pubblicazione del libro, verrà prodotta la trasposizione per il grandeschermo del libro Mecanoscrito del segundo origen (1974), la cui regia è affidata a Bigas Luna, conosciuto da noi italici soprattutto per il film Bambola (1996) (film erotico di altissima caratura?! (sisi come no:D), con protagonista una Valeria Marini in “piena forma”, tanto che, a quanto pare, quella fu la sua miglior “interpretazione”…). Il film si chiamerà Segon Origen e al momento è prevista la sola data di distribuzione nelle sale spagnole, ovvero 15 Ottobre 2010, ovviamente se ci saranno aggiornamenti vi terrò informati, ma ecco di cosa tratterà:

la civiltà e la popolazione della Terra è stata spazzata via da un olocausto,  su Alba, una giovane ragazza bianca di 14 anni  e Didac un bambino di colore di 9 anni, grava un compito delicato: ripopolare il pianeta e preservarne la cultura, ma, per fare questo, dovranno fare i conti con la distruzione e la morte che aleggiano sulle strade, e la via della sopravvivenza è tutta in salita…

Il libro Mecanoscrito del segundo origen (1974) pare sia stato tradotto e distribuito in lingua italiana nel 1991, la carenza di informazioni e la totale assenza dalle librerie online e\o tradizionali, indicano evidentemente che il titolo è andato fuori catalogo, di fatto resta comunque ignoto l’editore.

Approfondimenti:

http://en.wikipedia.org/wiki/Manuel_de_Pedrolo#Masterpiece

http://www.imdb.com/name/nm0210932/

Nuove idee per nuove Serie? No, grazie.

feb 1
Posted by elgraeco Filed in Serie Tv
- la contaminazione... -

Il nuovo e l’inedito sono ormai concetti appartenenti al passato. Come giustamente si sosteneva in altre sedi, ma anche nei più comuni testi di letteratura antica, la contaminazione, tanto cara a greci e latini, è oggi vizio diffuso. Ma mentre per i nostri antenati essa era segno di profonda cultura e erudizione, oggi è semplicemente simbolo della profonda crisi d’ingegno che caratterizza le menti di coloro che lavorano nel campo dell’intrattenimento. Lo spettacolo, insomma.
Una gemma rara -lo spettacolo- che dovrebbe esserci propinata da professionisti del settore, gente che… ha studiato per eccellere in questo campo. E, se è vero che, oggi, il gradimento di una qualsivoglia opera non può prescindere dall’incasso, è anche vero che, perché il guadagno ci sia, occorre pensar bene a quale storia debba essere presentata.
Tra intreccio “classico”, ma sempre verde e intreccio “innovativo” si preferisce sempre ripiegare sul primo, assolutamente non originale, ma che gode della cosiddetta “formula già sperimentata”. Ovvero, vedi Avatar, storie già viste e già apprezzate, rimescolate con una salsa dal sapore diverso e date in pasto agli spettatori; i quali, dal canto loro, si sentono molto più rassicurati ad affrontare un racconto che essi riconoscono come familiare, rispetto a dover fare i conti con una trama labirintica che non può che incontrare il loro disprezzo o quanto meno lasciarli allibiti.

In fin dei conti, neppure io pretendo l’originalità a tutti i costi; e sono uno che, la suddetta contaminazione, se e quando è sensata, l’apprezza. L’intreccio classico è sempre apprezzabile, ma deve essermi venduto per quello che è, ovvero la solita storia, magari con qualche minima variazione, ma sempre gradevole. Se si comincia a vendere per nuovo quello che è stravecchio, io ci vedo ipocrisia, innanzitutto, e smania di fregare denaro. E basta.
E, alle volte, ci si mettono anche i nazi-recensori e blogger vari con articoli a dir poco scandalosi, nei quali, faccio un esempio, presentano Avatar come un capolavoro assoluto, anche e soprattutto per il presunto messaggio sociale che esso dovrebbe trasmettere. Avatar, per il sottoscritto, lo sapete, è una minestra riscaldata e neanche troppo saporita… Ma di questo in particolare ne parlerò altrove.

L’originalità è quindi solo un ricordo? Triste e piacevole allo stesso tempo? Parrebbe di sì.
Quel che è peggio è che il fenomeno, ormai tipico della cinematografia, sta contagiando anche il settore delle serie televisive, negli ultimi anni baluardo della qualità contro il pattume che ci veniva propinato dalle major della distribuzione filmica.
E’ di qualche giorno fa la notizia della nascita di due nuove serie televisive.
La prima è ispirata al film “Push”.
Incredibilmente, ho scoperto di essere uno dei pochi estimatori di quel film tanto maltrattato; forse perché lo metto a paragone con prodotti ben peggiori; e ho scoperto anche di non essere il solo… eheheheheh

Di che stiamo parlando? Di un film che è costato circa 30 milioni di dollari e ne ha incassati appena 48…
Non lo definirei il successo del secolo. Però, i fatti sono che Heroes, la serie, sta per chiudere i battenti e, in qualche modo, quel buco deve essere tappato; o, almeno, questo è ciò che devono aver pensato i produttori:

E1 and Dark Hero Studios, co-owned by Hayter and producing partner Benedict Carver, will jointly produce the series based on the screenplay created by David Bourla for Summit Entertainment. Hayter and Carver will be executive producers, along with E1’s Noreen Halpern and John Morayniss…

The television series will be an extension of the film, a science fiction thriller, centered on people with paranormal powers who band together to take down a corrupt government agency. (da io9)

Potrebbe essere un buon telefilm, oppure una schifezza assoluta. in ogni caso, quel sequel che agognavo si sta per realizzare.
Ben peggiore è la seconda notizia che vede il regista McG, che da me si è fatto disprezzare sia per quell’obbrobrio di Charlie’s Angels (2000) che per aver posto una lapide su una delle saghe fantascientifiche più belle e durature di ogni tempo, ovvero Terminator, col suo orrendo e inutile T4, alle prese con il reboot (!) de La Femme Nikita.
Pochi di voi sapranno dell’affetto che mi lega a quel telefilm. Manifestato in uno dei primi, timidi articoli di questo blog.
Ora questa notizia…

Va detto che, per me, La Femme Nikita non si è mai concluso degnamente; che gli attori e i produttori sono stati improvvisamente rapiti dagli alieni e che la quinta serie, quella conclusiva, che consta di soli 8 episodi, è il frutto -marcio- di tali eventi.
Però, a distanza di tanti anni, quello che è fatto è fatto. Ciò che adoravo di quel telefilm non erano tanto le storie di spionaggio, ma l’atmosfera di perenne complotto e intrigo che c’era tra i protagonisti. Certo, la verosimiglianza se ne andava a spasso volentieri, ma chi se ne frega? A me piaceva, e mi piaceva anche lei, Nikita…
Un bel reboot, fatto da uno che se ne intende -di stron*ate- è quello che ci vuole, no? Un vero toccasana…
Mah…

fonti:
io9
io9

I dieci vampiri più sexy di sempre.

gen 30
Posted by elgraeco Filed in Underground

Lo so, lo so… Non sono né il primo, né l’ultimo a fare una classifica di questo genere. Ma, sapete com’è, oggi è sabato e c’è nell’aria quella voglia di accidia; il dolce far niente. E poi è giusto che vi risollevi il morale dopo l’angosciosa, per quanto sublime, desolazione mostratavi nel post precedente, con questa sfilata di bellissime donne.
Se poi vogliamo tener conto della più volte sbandierata passione del sottoscritto per i non-morti, quelli che bruciano al sole, non quelli che luccicano, allora un articolo in tal senso era non solo prevedibile, ma dovuto.
Voglio subito chiarire una cosa, trattasi, come potete vedere, di una classifica di sole donne. Il titolo, al maschile, è derivato dalle regole di Vampire: The Masquerade, sacre a mio avviso, che vogliono il vampiro abbandonare l’evidente distinzione della sessualità per incarnare l’essere superiore, quasi angelico, con le ali macchiate di sangue, che dovrebbe rappresentare.
Ma, siccome questo è un blog di maschietti, ho deciso di fregarmene. Niente uomini, niente classifiche maschili di vampiri sexy, mai. E questa è una promessa.
I vampiri maschi, lo sanno tutti, devono essere brutti, sporchi e cattivi.
I vampiri femmine, be’, non so se facciano la storia del cinema, ma di sicuro entrano nell’immaginario collettivo di noi spettatori. E’ così che vanno le cose, fatevene una ragione…

Cominciamo :P :

10Selene (Kate Beckinsale, classe 1973)). Vista in Underworld (2003) e Underworld: Evolution (2006) e forse, in futuro, in Underworld 4 (2011). So cosa state pensando. Molti di voi l’avrebbero piazzata sul podio. Ma qui si deve tener conto di altri fattori e dei miei gusti personali.

Pregi:
- Brucia alla luce del sole.
- E’ una ribelle.
- E’ bellissima anche in tuta di latex e con lenti a contatto bianche.

Difetti:
- E’ un killer di licantropi.
- Alla fine del secondo film non brucia più alla luce del sole…
- Utilizza armi ridicole.
- E’ più dura che sexy.

9Akasha (Aaliyah, 1979-2001). Presente in questa classifica perché, vista una volta, non si può dimenticare. L’attrice che le ha prestato fisico e volto ne La Regina dei Dannati (2002) è scomparsa prematuramente, all’età di 22 anni, in un incidente aereo.

Pregi:
- E’ la Regina dei Dannati.
- Fa uso di Taumaturgia (il fuoco).
- Veste come un’odalisca.

Difetti:
- Non brucia alla luce del sole.
- Amoreggia con Lestat.
- E’ eccessivamente pirotecnica.

8Mae (Jenny Wright, classe 1962). Direttamente da Il Buio si avvicina (1987), la perfetta incarnazione della vampira della porta accanto. Vestita male, pettinata peggio, ma con tutto il fascino dell’immortalità, giovane e ribelle. Un po’ troppo sentimentale e facile all’innamoramento. La fidanzata -non morta- ideale.

Pregi:
- Brucia alla luce del sole.
- Malinconica.
- Espressione trasognata.

Difetti:
- Si fa rimorchiare in strada dal primo che passa.
- Non le piacciono i gelati.
- Perde la cognizione del tempo rischiando di salutare l’alba.
- Basta una trasfusione di sangue per farla tornare mortale.

7Nyssa (Leonor Varela, classe 1972). La figlia del boss Damaskinos di Blade II (2002). Espertissima combattente. Se la deve vedere con il suo fratellino leggermente incazzato. Coreografica come una letale ballerina.

Pregi:
- Brucia alla luce del sole.
- E’ la figlia del boss.
- Sa usare la spada.

Difetti:
- E’ allergica all’argento.
- E’ raccomandata.
- Flirta spudoratamente col Diurno.
- Non è così tosta come vuol far credere.

6Velvet Velour a.k.a VV. Stripper, anzi, ballerina del Vesuvius, night club sito in Hollywood (LA), direttamente dal gdr Vampire – The Masquerade: Bloodlines (2004) della Troika Games, il videogioco più buggato dell’universo conosciuto. Tutto ciò non ha impedito a questo capolavoro grafico (VV) di apparire sugli schermi di migliaia di giocatori con i suoi sospiri, le sue remore, i suoi dubbi esistenziali, la sua voce suadente e il suo aspetto, decisamente poco raccomandabile. Indimenticabile esponente del clan Toreador.

Pregi:
- Brucia alla luce del sole.
- E’ decisamente poco vestita.
- E’ una lap-dancer.

Difetti:
- E’ disegnata.
- Preferisce i preliminari.
- Manda versi d’amore via posta elettronica.

5Jeanette Voerman. Proprietaria dell’Asylum, locale notturno in quel di Santa Monica. E’ il primo vampiro -un malkavian- che incontrate in Bloodlines (vedi n. 6) ed è quella che, se ci sapete fare, riuscite anche a portarvi in quel lettone a forma di cuore che occupa gran parte della sua stanza. Piccolo, ma non trascurabile dettaglio: è pazza.

Pregi:
- Brucia alla luce del sole.
- E’ lunatica.
- Posa nuda per servizi fotografici che vi saranno recapitati a casa da un nosferatu.
- Ha una cosplayer che la incarna perfettamente (nella foto, Erin Layne).

Difetti:
- E’ lunatica.
- E’ volubile.
- Ha una sorella gemella identica, Therese, ma è solo nella sua testa.

4Krista Starr (Jill Wagner, classe 1979). Dalla pubblicità delle automobili Mercury a Blade: the Series, Krista è una reduce della Guerra in Iraq che viene trasformata dal potente vampiro di turno. Sa combattere ed è sedotta dal fascino del male…

Pregi:
- Brucia alla luce del sole.
- E’ tosta e sexy.
- Se ne frega del Diurno.
- Va a letto col cattivo della serie.

Difetti:
- E’ allergica all’argento.
- E’ una doppiogiochista.
- Di tanto in tanto soccombe alla sete di sangue e diviene un tantino pericolosa.

3Jessica Hamby (Deborah Anne Woll, classe 1985). Direttamente da True Blood, “figlia” di Bill Compton. E’ il vampiro adolescente e ribelle che ancora deve prendere confidenza coi propri poteri e capire le regole del gioco.

Pregi:
- Brucia alla luce del sole.
- Capelli rossi e occhi azzurri.
- Viso di porcellana.
- Ha paura delle anziane signore indemoniate.

Difetti:
- E’ instabile ed emotivamente insicura.
- Se viene mollata reagisce male.
- Rimorchia ragazzi per ucciderli.

2Sarah Shagal (Sharon Tate, 1943-1969). Apparsa in Per favore, non mordermi sul collo (Dance of the Vampires, 1967). Interpretata da Sharon Tate, all’epoca ventiquattrenne, che purtroppo ha avuto un triste destino. Chi può dimenticarla nella vasca da bagno, avvolta da morbida schiuma?

Pregi:
- Voce sottile e sexy.
- Ammaliatrice.
- Se ne va in giro nuda.
- Morde i protagonisti che vogliono salvarla.

Difetti:
- Non è un vampiro per l’intera durata del film.

1Lillie Langtry (Stacy Haiduk, classe 1968). Colpevolmente dimenticata da tutte le classifiche simili sparse in giro per il web. Protagonista dell’atroce adattamento per il piccolo schermo del gdr Vampire: The Masquerade, Kindred: The Embraced (1996), serie giustamente cancellata dopo 8 episodi. Solo otto episodi che, tuttavia, sono bastati a Stacy Haiduk per dare corpo, voce e attitudine al vampiro più sexy di tutti i tempi, ma non solo. Il suo personaggio, Lillie, ha il fascino magnetico, ha stile ed eleganza, oltre che opportunismo e capacità di adattamento. Unico neo, è il solo personaggio a brillare in un prodotto televisivo da dimenticare.

Pregi:
- E’ una Toreador.
- Ammaliatrice.
- Sexy ed elegante.
- Dai gusti e modi raffinati.
- Opportunista, non ha rimorso che duri più di qualche attimo.
- Conservatrice.
- Non esita a uccidere per salvaguardare sé stessa.

Difetti:
- Non brucia alla luce del sole, eccetto che a mezzogiorno. Non per colpa sua, ma a causa di John Leekley, colui che adattò e stravolse l’ambientazione dal gdr.
- Se la fa col principe della città.
- E’ gelosa di una giornalista umana.

Menzione d’onore:

Vampirella – fuori scala, fuori portata e inarrivabile per chiunque. Fatevi un giro in rete e ne vedrete delle belle!

:P

I migliori dieci Scenari di Desolazione

gen 28
Posted by elgraeco Filed in Antologia del Cinema

Alcuni di voi capiranno subito il significato di questo articolo, altri meno, altri ancora affatto, ma nessuno può negare l’assoluta magnificenza e/o angoscia emanata dagli affreschi sulla fine di tutte le cose regalatici, a più riprese, da cineasti visionari.
Ho sempre pensato che lo scrittore più bravo del mondo è stato, è, sarà colui il quale riesce ad esprimere in una sola frase tutto ciò che una singola sequenza cinematografica riesce a comunicare.
C’è un fascino malsano in questi scorci d’apocalisse, in questi panorami che mostrano le città come cattedrali deserte, qualcosa che inevitabilmente richiama alla memoria la poesia sepolcrale; sono insieme spauracchio e monito, nonché memento della pochezza dell’uomo, del suo essere nulla, solo una fatua parentesi nella storia dell’universo. Essi ci mostrano paure, ansie, disperazione e una malinconica bellezza infinita, accompagnata dal silenzio, dall’assenza, quasi paradossale, di tutto ciò che è umano: rumori, suoni, chiacchiere, futilità. Soltanto vuoti monumenti, nella finzione cinematografica, di ciò che un tempo era l’uomo e la sua immensa solitudine.
Quella che segue è la mia personale classifica dei Migliori Scenari di Desolazione mai rappresentati al cinema. Tutti fanno parte di pellicole a loro modo uniche e, perché no, anche poetiche. La classifica, quindi, è anche occasione per ripescare bellissimi titoli.

Ultima, doverosa premessa: come tutte le classifiche, anche questa è opinabile, per cui sentitevi liberi di dire la vostra o segnalare eventuali mancanze. Noterete l’assenza di due film nuovissimi, ma che dai rispettivi trailer hanno rivelato la loro natura apocalittica e la presenza di panorami di distruzione di tutto rispetto, mi sto ovviamente riferendo a The Book of Eli e The Road. Questi due titoli mancano perché non li ho ancora visti, non perché li considero inferiori rispetto a quelli citati.

Adesso, cominciamo:

10Silent Hill (2006, di Christophe Gans). L’incedere colmo di stupore e incertezza di Rose (Radha Mitchell) lungo le stradine di Silent Hill, la Silent Hill spettrale, ovattata, desolata, sotto una lugubre nevicata di ceneri di un incendio non ancora domato dopo decenni. Connubio tra mondo reale e reami dell’inconscio e dell’altrove. Atrocemente malinconico e disperato.

91997- Fuga da New York (1981, di John Carpenter). C’è un misto di nostalgia e sincera inquietudine nell’osservare l’aliante pilotato da Snake Plissken (Kurt Russell) avvicinarsi nel cielo notturno al familiare skyline di Manhattan (NY). A parte la presenza delle Twin Towers, ciò che colpisce di più è l’assenza totale di luci sui grattacieli. L’isola di Manhattan, infatti, è la terra di nessuno, il carcere di massima sicurezza lasciato a sé e ai detenuti che sono all’interno, sia sopra che sotto terra, alcuni dei quali regrediti ad uno stadio ferino e selvaggio.

8Day of the Dead (1985, di George A. Romero). L’inquietudine della fine del mondo mostrata sotto la calda luce del mattino che rivela il nulla degli esseri umani e il contrappasso che ha colpito i loro simboli più grandi, le città; ora divenute rifugio dei morti viventi che ne occupano stupidamente gli edifici, senza ragione, senza riflettere, comandate solo da riflessi condizionati. Particolarmente angosciante risulta vedere le palme lussureggianti contrapposte alle carcasse metalliche delle automobili abbandonate.

7I am Legend (2007, di Francis Lawrence). Times Square diviene territorio di caccia per Robert Neville (Will Smith), l’ultimo uomo in un mondo di mostri. New York appare riconquistata dalla natura, con ciuffi d’erba che spuntano dalla grigia pavimentazione stradale, i giardini un tempo curati ora intricati come selve, i palazzi oscure dimore per gli infetti. Unico neo, le creature che la abitano sono in cattiva CG e si vede.

628 Settimane dopo (2007, di Juan Carlos Fresnadillo). Londra abbandonata, devastata e deserta, ventotto settimane dopo la pandemia del virus della rabbia che ha devastato l’Inghilterra tramutando tutti i suoi abitanti in famelici e inarrestabili assassini. Il Distretto 1 è un timido tentativo di ricostruzione, mentre, tutt’intorno, si respira la fine nelle grandi panoramiche e nei dettagli delle piccole cose, il quotidiano.

5Occhi bianchi sul Pianeta Terra (1971, di Boris Sagal). Uno degli adattamenti, come il precedente n. 7, del romanzo di Richard Matheson “I am Legend”. Strade deserte senza l’ausilio di effetti speciali. La luce dell’alba, calda e ramata, accompagna Robert Neville (Charlton Heston), la leggenda, nelle sue scorribande lungo le arterie losangeline. La tecnica delle riprese, caratterizzata da primi piani stretti che si aprono in panoramiche vertiginose è da antologia.

42001 – Odissea nello Spazio (1968, di Stanley Kubrick). Unico excursus, ma inevitabile. Non occupa la prima posizione unicamente perché non strettamente inerente con la natura di questa classifica. Quel che è certo è che nessuna immagine, a mio avviso, incarna meglio il senso di solitudine, impotenza, ma allo stesso tempo di coscienza del proprio salto evolutivo in quanto specie che le memorabili sequenze di questo capolavoro assoluto della fantascienza. Dal punto di vista del genere, Giove è dietro l’angolo, se pensiamo alle inimmaginabili distanze siderali percorse dalle navi spaziali delle serie televisive più famose; ma qui, Giove sembra essere davvero il più remoto angolo della galassia, un luogo irraggiungibile dove l’uomo affronta la sua creatura, la macchina e dove determina il proprio destino.

3Dawn of the Dead (1978, di George A. Romero). Peter (Ken Foree) si allena giocando a tennis sul tetto del centro commerciale che è divenuto la sua casa, sua e degli altri due superstiti. Ha appena perso il suo collega e amico Roger (Scott H. Reiniger), anche lui trasformatosi in uno zombie. Quella pallina gialla cade dal tetto rimbalzando giù, sul mondo esterno, oramai completamente perduto. Non c’è speranza in quel cielo plumbeo che incornicia l’orizzonte, non c’è speranza per la società, oramai distrutta, in mano ai morti viventi che altro non sono che vuoti simulacri di esseri umani.

2Il Pianeta delle Scimmie (1968, di Franklin J. Schaffner). Di fronte a questa immagine c’è ben poco da aggiungere. Essa è storica. E’ il finale che svela la triste realtà all’astronauta George Taylor (Charlton Heston); invano convinto di essere giunto su un pianeta alieno dominato da scimmie intelligenti egli scopre di aver viaggiato nel futuro remoto della Terra, disseminata di spoglie vestigia di un glorioso, per quanto stolto, passato.

128 Giorni dopo (2002, di Danny Boyle). Eccoci qua. Ci siamo… il primo posto. Avrei potuto farmi condizionare dalla presenza di grandi, grandissimi nomi in questa classifica, ma la verità è che i minuti iniziali di questo film sono perfetti. Lasciate perdere il delirio del secondo tempo, i militari allupati e tutte le imperfezioni. Il risveglio di Jim (Cillian Murphy) in una Londra desolata è strabiliante e terrorizzante al tempo stesso. Scene incredibili girate tra le cinque e le sei di mattina, di tante mattine, per svuotare la capitale da ogni presenza umana. Oltre alla solitudine, complice anche il silenzio che accompagna le scene, tutta l’angoscia repressa, insieme alla rivelazione della verità trasudano dalle centinaia di bigliettini d’addio che Jim rinviene a Piccadilly Circus e dall’unico titolo che campeggia su un quotidiano (omaggio a Romero): “Evacuation!”
Grandioso.